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Phersu
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top
Nelle pitture etrusche di alcune mwcqtombe di mwcgTarquinia, e forse anche di mwcwChiusi, tra varie scene sportive e giochi funebri, è raffigurato uno strano personaggio mascherato denominato mwdaphersu. mwdqPhersu in mwdgetrusco voleva dire mwdwmaschera (il nome si evince dalla chiara iscrizione apposta in due casi accanto al personaggio), da cui deriva l'italiano "persona", attraverso il mwealatino mweqpersōna "maschera", nel senso di «apparato atto a far risuonare la voce». La paretimologia del latino mwegpersōna da mwewper "attraverso" e mwfasonare "suonare" è smentita dalla quantità breve della O del verbo latino mwfqsonare.
Contents
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Iconografia
Nelle tombe tarquiniesi la figura in argomento si ritrova quattro volte. Nella mwgqTomba degli Àuguri (seconda metà del mwggVI secolo a.C.) il mwgwphersu è riprodotto in due diverse scene. Sulla parete destra è rappresentato un gruppo costituito da un individuo con maschera rossa barbata, corto giubbetto maculato, stretta fascia rossa ai lombi ed alto berretto a punta, che tiene al laccio un cane (mwhamolosso caucasico o un animale antico di taglia ancora più grande) che assale un mwhqcondannato a morte. Quest'ultimo, con evidenti tracce di ferite sul corpo, ha la vista impedita da un sacco che gli avviluppa la testa e tenta di difendersi dagli attacchi del feroce animale con una clava che impugna con la mano destra. Sulla parete sinistra della tomba il personaggio mascherato, seppur con abbigliamento diverso, appare impegnato in una corsa con il capo rivolto all'indietro.
La cruenta scena di combattimento sopra descritta si riconosce, nonostante il cattivo stato di conservazione della pittura, anche su una delle pareti della Tomba delle Olimpiadi (ultimo venticinquennio del mwiaVI secolo a.C.): in particolare sono visibili le teste del mwiqphersu e del prigioniero incappucciato che tiene in mano un'arma.
Sulla parete sinistra della Tomba del Pulcinella (anni finali del mwjaVI secolo a.C.) e della Tomba del Gallo (inizi del mwjgIV secolo a.C.) il solito personaggio con maschera barbata è invece rappresentato in scene di danza.
Il personaggio in argomento sarebbe inoltre raffigurato anche in alcune tombe di mwkaChiusi: nella mwkqTomba della Scimmia (prima metà del mwkgV secolo a.C.), dove un piccolo mwkwphersu accompagna, suonando il mwlaflauto, la danza di un guerriero e forse anche nella Tomba del Montollo, oggi distrutta, le cui raffigurazioni ci sono giunte solo grazie alle riproduzioni ed alle descrizioni fornite dal mwlgGori.
Ipotesi interpretative
Sul mwngphersu sono state avanzate varie ipotesi interpretative allo stato prive di riscontro oggettivo. Alcuni, come mwnwGiovanni Semerano, vi hanno visto una divinità, un demone infernale in qualche modo collegato con la morte; altri, come mwoaMassimo Pallottino, più semplicemente, un attore, una maschera. In effetti la circostanza che il mwoqphersu, oltre che nella gara mortale sopra descritta, sia rappresentato anche in contesti del tutto incruenti e segnatamente in scene di corsa e di danza farebbe propendere per una caratterizzazione generica del personaggio.
I mwowglottologi comunque ritengono che dalla parola etrusca mwpaphersu, nel senso di "mwpqmaschera", derivi la parola latina "persona" nel suo significato originario di maschera teatrale. Vi sono invece forti dubbi che la parola etrusca sia, a sua volta, un adattamento del mwpggreco "mwpwmwqaprósopon" (volto, maschera).
Rapporto con gli spettacoli gladiatori
Nella crudele scena di combattimento orchestrata dal mwqwphersu si è ritenuto di vedere (in questo senso, mwraRaymond Bloch) un'anticipazione dei mwrqgiochi gladiatori romani che deriverebbero appunto dai giochi funebri dell'mwrgEtruria nel corso dei quali venivano offerti al defunto selvaggi combattimenti tra avversari che cercavano disperatamente di salvare le loro vite. Questa tesi sembrerebbe trovare conferma nello storico greco mwrwNicola di Damasco (in mwsaAteneo, mwsqmwsgDeipnosofisti, IV, 153 fr.) secondo il quale i mwswRomani mutuarono i giochi gladiatori dagli mwtaEtruschi.
Bibliografia
• mwuaRaymond Bloch, Gli Etruschi, Il Saggiatore Economici, 1994, p. 124.
• mwugMario Moretti, Pittura etrusca in Tarquinia, Silvana Editoriale d'Arte, Milano, 1974.
• mwvaMassimo Pallottino, Etruscologia, Hoepli, Milano, 1984, Settima Edizione Rinnovata, p. 392. ISBN 88-203-1428-2.
• mwvwRanuccio Bianchi Bandinelli, mwwaL'Arte Etrusca, Editori Riuniti, 2005 (Tomba della Scimmia p. 202; Tomba di Montollo p. 235). ISBN 88-359-5705-2
• mwwwGiovanni Semerano, Il popolo che sconfisse la morte. Gli etruschi e la loro lingua, Paravia Edizioni Bruno Mondadori Editori, 2003, pp. 13 e sg.
• mwxqValerio Massimo Manfredi, mwxgmwxwChimaira, Mondadori, 2001 ISBN 88-04-50111-1
• Maurizio Martinelli, "Il gioco del Phersu" in Spettacolo e sport in Etruria. Musica, danza, agonismo e rappresentazioni tra Italia e Mediterraneo, Toscana beni culturali, 9, 2007, pp. 165 e sg.
• Elenio Cicchini, "Volto e carattere" in Il pensiero. Rivista di filosofia, anno 2019, volume 58, fascicolo 1, pp. 75-90.
Voci correlate